Scipione Bella Bona, “Ragguagli”

Le prime testimonianze sulla realizzazione della cosiddetta “Casina del Principe”, precedentemente denominata Casino del Principe, risalgono al 1591 sostituendo il distrutto e sempre più fatiscente Catello di Porta Puglia, grazie alla volontà di Camillo Caracciolo: grande mecenate di artisti e poeti. Tale edificio, seppur si presentava come un elegante Palazzo, fu costruito come luogo di accesso al sontuoso Parco retrostante collocato sulla collina del Belvedere, ricco di alberi, piante e fiori esotiche, la cui estensione arrivava fino a comprendere il territorio dell’attuale frazione Picarelli.
Con il decadere della dinastia dei Caracciolo decadde anche tale edificio che nel 1761 venne trasformata in locanda e , successivamente acquisita dal medico avellinese Filippo de Concillis nel 1806. Danneggiata dal terremoto del 1980, il Comune il 17 Settembre del 1987 ottenne tale edificio.
La facciata, molto semplice, caratterizzata dalla sobrietà delle linee e si sviluppa su due piani : a piano terra si aprono quattro portoni simmetrici che danno accesso ai locali terranei illuminati da altrettante aperture ogivali; il portale centrale è in pietra con archivolto bugnato.
Al piano superiore, invece, troviamo sei balconi con oggetti in pietra e ringhiere in ferro battuto; residui di elementi decorativi ancora oggi visibili dovevano impreziosire i balconi.
L’edificio presenta una corta a pianta quadrata con aperture laterali che conducono ai piani superiori.
Sul lato destro, entrando, troviamo un portale che dà accesso ai piani superiori con scala in pietra dalle forme semplici a tre rampe, troviamo inoltre due portoni: uno dei quali, molto probabilmente, dava accesso alle scuderie.
Sul lato sinistro, invece, altre tre aperture permettevano di accedere ai locali terranei molto probabilmente utilizzati come depositi di vettovaglie.
Al suo interno, in posizione prospettica rispetto al portone d’ingresso, è collocata una fonte-abbeveratotio che si eleva su un basamento in pietra lavica.
Della fontana, realizzata in forma semicircolare con nicchione a conchiglia, oggi è possibile vedere solo la struttura sottostante, in tufo, con due colonne bugnate con mascheroni in marmo. Accanto al fonte due aperture che danno accesso al parco retrostante.

L’attuale Ipogeo, probabilmente risale ad un ‘epoca antecedente, realizzato durante i lavori di ristrutturazione del Castello resisi necessari sia per le devastazioni del 1528 ad opera dei soldati spagnoli provenienti da Napoli; sia per il matrimonio , celebrato nel 1529, tra la contessa di Avellino Maria de Cardona con Francesco d’Este.
“ All’epoca della De Cardona risale assai probabilmente anche l’impianto ai piedi del Castello di un giardino rinascimentale, al cui centro fu realizzato un ninfeo ipogeo, alimentato dalla captazione per canali sotterranei del Rio Cupo. L’unico elemento superstite della struttura, che sorgeva nell’area dove fu successivamente eretto il Casino del Principe, è costituito da una grotta, al cui centro vi è una vasca con una fontana a parete, rivestita di maschere allegoriche, sculture, stucchi e decori con spugne e conchiglie. La tipica decorazione cinquecentesca “a grottesche” del ninfeo ne conferma l’attribuzione all’età della de Cardona”
Oggi è possibile visitare l’ipogeo ed offre la suggestione di elementi decorativi emergenti su un piccolo specchio di acqua immota: la fontana a parete, il cui incavo absidale accoglie due figure statuarie: una maschile ed una femminile con pietra appena abbozzata e due volute iconiche; e decorazioni di spugne e conchiglie.

“Camillo Caracciolo successe al padre nel 1591 ridusse la contrada che abbiam chiamato Belvedere in magnifico parco di fiere, con giardini abbelliti da scherzevoli giochi d’acqua. Sebbene questo luogo abbia ritenuto il nome della prima destinazione, è stato ultimamente restituito con miglior consiglio alla coltura, e costituisce uno de’ più belli poderi del nostro territorio”