Da semplice deposito di derrate, la Dogana, ben presto monopolizzò la vita politica, burocratica, commerciale e tributaria dell’intera comunità. La fortuna della Dogana ebbe particolare impulso durante il XVI secolo, con l’incremento dei traffici commerciali lungo la via delle Puglie.
Nel 1674, sotto la reggenza di Francesco Marino Caracciolo, la Dogana viene restaurata dall’architetto bergamasco Cosimo Fanzago. La Dogana è suddivisa in due piani: il primo presenta cinque lunette in rapida successione. Al centro della facciata trovano alloggio due statue: Diana ed un Efebo.
Ai lati, invece, due leoni in pietra che sorreggono lo scudo principesco dei Caracciolo. Il piano superiore accoglie altrettanti riquadri contenenti quattro busti marmorei rappresentanti: Adriano, Augusto, Percile ed Antonino Pio.
Tra i riquadri trovavano collocazione due nicchie: la prima ospitava la statua di Venere, acquistata dal Principe di Avellino nel 1640; la seconda, invece, il principe Marino I Caracciolo con l’armatura cinquecentesca indossata durante le battaglie. La decorazione è arricchita da due stemmi araldici. L’attico era arricchito da altre due statue: Apollo con la lira ed un Niobide. Completano tale sezione: pinnacoli, anfore ed altri elementi decorativi.
Alla fine del XIX secolo, la Dogana venne adibita a sala da ballo. Nel 1888, per festeggiare l’avvento della luce elettrica nell’illuminazione pubblica in città, al suo interno si svolsero << veglioni e cotillon >>. Agli inizi del ‘900 lo stabile fu adattato a sala cinematografica e successivamente trasformata a cinema teatro ed intitolata a Re Umberto: distrutto nella notte del 17 dicembre del 1992, risparmiandone solo la facciata.
La Dogana subì ulteriori danni durante i bombardamenti del 14 settembre del 1943 ed il terremoto del 23 novembre del 1980.